La legislazione vitivinicola

Dal 1970 è stata varata e da allora è continuamente aggiornata una legislazione vitivinicola. Gli interventi hanno riguardato tutte le attività del settore, nello specifico sono state modificate e uniformate le caratteristiche dei coadiuvanti (sostanze che si possono aggiungere al vino), le menzioni da indicare in etichetta, limiti delle sostanze aggiunte al vino, contenuti zuccherini minimi per ognuna delle zone vitivinicole. L’uva utilizzabile per la produzione di vino è quella appartenente alla specie Vitis vinifera mentre non sono ammesse le uve di vitigni americani. Le lex impone anche la dichiarazione di raccolta delle uve.

L’Italia è  divisa in 3 aree:

CIb : Valle d’Aosta, province di Sondrio, Trento, Bolzano, Belluno.

CII: tutte le altre regioni d’Italia.

CIIa: Calabria, Basilicata, Puglia, Sardegna, Sicilia.

Il vino è definito come il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica totale o parziale di uve fresche , pigiate o no, o di mosti di uve.

Classificazione vini:

Si può considerare il vino  in base:

– Al colore rosso, rosato, bianco

– Valutando la presenza o meno della quantità di effervescenza:

-> vini fermi o tranquilli ( nessuna effervescenza ).

-> vini vivaci: certa effervescenza.

-> vini frizzanti: con una sovrappressione fra 1 e 2,5 bar ( buona effervescenza )

-> vini spumanti: molto effervescenti con sovrappressione 3 bar nei spumanti di qualità è 3.5 bar. Valore minimo previsto da legge anche se è superato dalla maggior parte dei produttori.

– In base al tipo di uva: uve aromatiche, uve a gusto neutro, ad aroma intermedio,

– In base al grado di invecchiamento:

-> vini novelli: imbottigliati nell’anno di vendemmia, bevuti entro la primavera successiva

->vini di pronta beva: che si bevono a partire dalla primavera dopo la vendemmia

-> vini da breve invecchiamento: consumo successivo alla vendemmia e da consumare entro 1-2 anni.

-> vini da medio invecchiamento:  consumati 2-3 anni dalla produzione

-> vini da lungo invecchiamento: consumati quando sono invecchiati più di 3 anni  ( possono fregiarsi del termine “ Riserva” )

-> vini da tavola:  chiamati i vini da pasto, devono raggiungere i 9° alcolici effettivi e non superare i 15°

-> vini di qualità :  V.Q.P.R.D ( Vini di qualità prodotti in regioni determinate); ( V.S.Q.P.R.D =spumanti; V.L.Q.P.R.D = vini liquorosi V.F.Q.P.R.D Vini frizzanti.)

Classificazione legale

In Italia si dividono in 2 categorie DOC e DOCG i quali hanno un proprio disciplinare di produzione: insieme di norme che indicano i vitigni dai quali devono provenire , zona di produzione, condizioni ambientali, e di coltura dei vigneti, resa massima di uva per ettaro , gradazione alcolica minima naturale dell’uva, colore, sapore, odore, grado alcolico minimo complessivo, acidità del vino al consumo ed eventuale periodo di invecchiamento. Ci sono oltre 350 DOC  per più di 1500 tipi di vino. A una DOC corrispondono generalmente più vini. Quelli che acquistano una fama particolare ,rinomanza commerciale e presentano caratteristiche organolettiche  molto pregiate possono diventare DOCG dopo almeno 5 anni.

Fascetta

Dal 1/01/2009 il Ministero delle Politiche Ambientali ha emanato un decreto con cui indica alle regioni come comportarsi con i vini DOC: aumento dei controlli e inserimento delle fascette ministeriali (le troviamo su tutti i vini DOC a partire dall’annata 2009). Le fascette comportano ovviamente un costo aggiuntivo per il produttore poiché contengono indicazioni precise : Lotto di produzione ( numeri/codice alfanumerico ), indicazione di  quale botte è stata usata , indicazione di quale vigna,  funzioni organolettiche, quantità di vino all’interno, distinzione dai vini DOCG che devono sottoporsi a esami di laboratorio diversi per potersi fregiare  della denominazione, verifica del rispetto delle prerogative chimiche previste dal disciplinare di produzione. Ogni vino deve sottoporsi ad un esame organolettico da parte di una commissione accreditata presso ciascuna Camera di Commercio. Il nome del vitigno deve sempre seguire quello della zona . Il nome del vitigno deve sempre seguire quello della zona. Per le nuove DOCG il disciplinare prevede indicazione di produzione massima di uva per ceppo.

Vini speciali-> è contemplata una legislazione speciale come vini liquorosi, mistelle, aromatizzati, spumanti

Mistelle o sifoni-> sono mosti tanto ricchi di zucchero da poter sviluppare almeno 12° alcolici e addizionati di alcol raggiungono 16°-22°  cosicché non possono più fermentare

Vini liquorosi-> hanno 12° naturali e vengono addizionati di acquavite o alcol

Vini aromatizzati-> addizionati di alcol, saccarosio ed estratti vegetali come il Vermouth

Vini spumanti-> sovrappressione minima di 3bar conferita dall’anidride carbonica sviluppata in seguito alla fermentazione alcolica verificatasi in bottiglia o in grandi recipienti oppure addizionata.

Etichettatura

L’etichetta ha ormai acquistato un’importanza commerciale di prima grandezza, influenzando l’acquirente. La legge stabilisce quali indicazioni l’etichetta debba fornire al consumatore. Normative nazionali e internazionali prevedono una serie di indicazioni o “ menzioni” obbligatorie e facoltative (che  devono essere vere e documentabili).

Menzioni obbligatorie

Tipo di vino: VDT-IGT-DOC-DOCG- vino liquoroso- etc.

Nome o ragione sociale dell’imbottigliatore

Comune o frazione dove ha sede l’imbottigliatore.

Numero codice dell’imbottigliatore

Volume nominale del vino

Grado alcolico effettivo ad Es. 12% vol.

Nome Stato in cui è prodotto

Scritta / disegno che esortino  a non disperdere il vetro nell’ambiente

Codice per l’identificazione della partita o dei lotti di produzione ( codice  può essere numerico, alfabetico, alfanumerico ).

La scritta “ contiene solfiti” nel caso in cui il vino ne contenga più di 10 mg per litro ( indicazione obbligatoria dal 2005 )

Menzioni facoltative

Annata della vendemmia

Informazioni sulle tecniche della coltivazione e invecchiamento

Limiti legali di alcune sostanze addizionabili al vino:

Anidride solforosa- acido ascorbico- acido sorbico- anidride carbonica- carbone per uso enologico

I Solfiti:  servono x far conservare più a lungo i vini. Tutti i vini li hanno in % diversa. I vini bianchi ne hanno di più poiché sono più acidi-. Si riscontra un eccesso di solfiti se prende un lieve male alla SX della testa accompagnato da  una sensazione sgradevole del vino. Sono una sostanza sempre presente nel vino, perché sono prodotti in modo naturale dalla fermentazione alcolica. I solfiti vengono soprattutto aggiunti sotto forma di SO2 (anidride solforosa) per preservare il vino in varie fasi della vinificazione.   La legge da alcuni anni obbliga a scrivere “contiene solfiti” su tutti gli alimenti (non solo il vino) che contengono solfiti in concentrazione superiore a 10 mg/litro perché allergenici e tossici. I solfiti sono responsabili del cerchio alla testa che spesso si ha dopo avere bevuto eccessivamente, soprattutto vini bianchi di scarsa qualità, come quelli di alcune osterie. In generale, i vini bianchi contengono più solfiti dei rossi e; in assoluto, i vini con più solfiti sono quelli dolci. Infine, i vini biologici hanno meno solfiti degli altri perché i disciplinari di produzione prevedono delle soglie molto più basse (in media, la metà) rispetto ai vini convenzionali.